Pablo Candiloro | Stop searching for me, Marcelo

0 Posted by - June 20, 2017 - Kritika segnala, Recensioni

La prima personale milanese dell’artista argentino (ma da anni risiedente in Italia) Pablo Candiloro è una sensazione letteraria: la stessa che l’architetto Alessandro Mendini sperimentò nel 1978 come premessa alla realizzazione del suo celebre e celebratissimo oggetto di design, la Poltrona Proust. La suddetta seduta, storicamente, non è mai esistita (o almeno, non nella dimensione “auratica” che poi avrebbe assunto nella mente e nel cuore degli innumerevoli lettori dell’autore della Recherche), ma Alessandro Mendini si immaginò come potesse essere questa poltrona per Proust, leggendolo, studiandolo e visitando i suoi luoghi. Risultato: la Poltrona Proust , immateriale nella sua ovvia fisicità, costellata di puntini in quanto tributaria di uno scrittore che era solito frequentare la “confraternita” puntinista. Una poltrona “puntinista”, ispirata alla pittura di Signac, dipinta a mano, mosaicata, una “falsa” poltrona settecentesca, senza data e riferimenti temporali. Una poltrona che non esiste, appunto, la Poltrona Proust.

Bene, il “Marcelo” del titolo della mostra di Pablo Candiloro, Stop searching for me, Marcelo, altri non è che un Proust redivivo, ideale referente di quello che in realtà è un soliloquio, il dialogo fra sé e sé di Candiloro (auto)dipinto per inquadrature frontali e fondi pressoché azzerati, mentre siede su una poltrona (cit. Poltrona Proust) senza fare nulla fisicamente, ma mentalmente operativo in scorribande che rappresentano i vari stati e sommovimenti dell’animo, tanti quanti sono i quadri esposti nella milanese Spazio 22 (Galleria Pack e Federico Luger Gallery), precisamente nello spazio di Galleria Pack di fronte alla mostra ospitata nella galleria di Federico Luger (Italian Treasures, selezione di opere di artisti fondamentali per la storia dell’arte italiana, come Pier Paolo Calzolari, Michelangelo Pistoletto, Giuseppe Spagnulo, Gianni Piacentino, Salvo e Giuseppe Uncini).

Qui vediamo una mostra “imperiale”, con nove opere di grande formato che raffigurano Pablo Candiloro in altrettante condizioni “di spirito” e pose, accomodato su una ipotetica Poltrona Proust, con nessun altra pretesa che esser lasciato stare: ecco che allora lo vediamo in un’opera (Marcelo # 8) mentre scanzonato simula una serie di arpeggi con una racchetta da tennis come fosse una chitarra, una delle opere pittoricamente più luminose della serie cui fa da controcanto Marcelo # 12, esposta sulla parete opposta, che raffigura un Candiloro profondamente meditabondo e introspettivo, quasi raccolto su se stesso seduto sella medesima poltrona, mentre dietro un fondo buio enfatizza la “atmosfericità” del quadro complessivo. Mentre si torna a cromie variegate con Marcelo # 10, quasi psichedelica, e a composizioni quasi monocrome, con lievi declinazioni del colore dominante, come in Marcelo # 11 o Marcelo # 7, il tutto espresso attraverso una pittura che al primo sguardo sembra acquerello ma che in realtà è una trama fatto di punti ed elementi tonali, che quasi “territorializzano” l’immagine pittorica.

Alla serie Stop searching for me si aggiungono due opere: Heart, parte di un trittico e Sea # 01, opera prima di una nuova serie in fieri.

Stop searching for me, Marcelo è l’espressione di una specie di “azione inerte”, dove il pensare è operativo e la pittura anche. Viene in mente il Bertrand Russell autore del pamphlet Elogio dell’ozio.
 

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