Articolo pubblicato su Milano Post
L’avevamo visto tre anni fa proprio a Milano, nella galleria Conduits di Gea Politi, in occasione della sua prima personale in Italia.
Già allora Robert Fekete ci era parso “avanti” per la sua giovane età (classe ’87): est Europa, Romania, “compagno d’arme” della nuova generazione di artisti che il sempre acuto Luca Beatrice (no, non è un pistolotto pro domo sua, giurin giuretta) ci enumera nel testo di presentazione di Moving Muntains, titolo che il succitato (ex) enfant prodige desume da una poesia di William Blake
Great things are done when men and mountains meet/This is not done by jostling in the street
per la sua mostra negli spazi espositivi della milanese M77 Gallery.
E’ la new wave of Romanian painting bellezza e Robert Fekete ne è il capitano. Il retroterra culturale è lo stesso, un Romanticismo estetico rivisitato, o un “falso” Romanticismo per usare le sue stesse parole, ma la novità di Fekete 2015 è la composizione: i paesaggi silvani sono ancora abitati da viandanti solitari che, spalle all’osservatore, sembrano fissi e sussistenti nell’immensità del sublime, ma ora la composizione nel suo insieme è più dinamica rispetto al recente passato, complici quelle soluzioni interstiziali, strisce di colore uniforme, che sfaldano le volumetrie.
Inedita soluzione stilistica che si accompagna al riconoscimento del fatto che, rispetto a tre anni fa, ora le opere di Robert Fekete sembrano concedere meno spazio alla narrazione, aprendosi piuttosto a quella che potremmo chiamare un’euristica del soggetto, in cui la luce la fa da padrona: la rappresentazione, come detto, diventa “interstiziale” , con conseguenze interpretative libere, come se una stessa scena fosse illuminata da luci opposte, come se nel quadro fosse al contempo giorno e notte.
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